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IL SAPERE IN PILLOLE : MARTEDI', 23 GIUGNO 2020
Inviato da Alba il 23/6/2020 14:20:00 (13 letture)


MARTEDI', 23 GIUGNO 2020


 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:"Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi". Per darci le cose sante costituite dalla sua Persona, dalla sua Parola e dai segni del suo Amore, sia le perle preziose dei suoi insegnamenti Egli ha attraversato la porta piccola della nostra umanità, per far passare Colui che i cieli non possono contenere. Si è fatto piccolo e ci ha trattato da amici perché lo riamassimo come amici negli affamati, negli assetati, in tutti i bisognosi, nei malati, nei carcerati e nei nemici. Questa misericordia caratterizza i credenti in Gesù e giunge a conquistare i lontani e gli avversari per trasformarli in membri del gregge del Buon Pastore. Essi trovano il tesoro grande delle cose sante e rimangono abbagliati dallo splendore della perla preziosa del Regno, che così li strappa dalla spaziosa via che porta alla perdizione, giungendo con quanti li hanno evangelizzati, ad attraversare la porta che conduce alla vita.


IL SAPERE IN PILLOLE : LUNEDI', 22 GIUGNO 2020
Inviato da Alba il 20/6/2020 6:40:00 (17 letture)


LUNEDI', 22 GIUGNO 2020


In nome di quale giustizia, di quale carità, ci crediamo autorizzati a giudicare, a calunniare o a sparlare? Supponendo che siamo perfetti, cosa poco probabile, su questa terra, dovremmo sapere che la perfezione comprende l'umiltà, cioè l'indulgenza, il perdono, la preghiera per sostenere i peccatori, di cui facciamo parte, l'aiuto spirituale, e i consigli caritatevoli. San Giacomo non ha avuto paura di affermare che un uomo che non ha peccato con la lingua è un santo. E san Paolo di gridare: "Chi sei tu, per giudicare tuo fratello? Noi compariremo tutti davanti al tribunale di Cristo". Un poeta arabo dice: "La tua lingua non dica niente sull'imperfezione di un altro. Il solo giudizio severo che siamo abilitati, o piuttosto che abbiamo il dovere di formulare, non deve vertere che su noi stessi. Oh, se potessimo giudicare gli altri con la stessa clemenza che concediamo a noi stessi, il paradiso sarebbe già di questo mondo!



 






IL SAPERE IN PILLOLE : VENERDI', 19 GIUGNO 2020
Inviato da Alba il 19/6/2020 7:20:00 (18 letture)


VENERDI', 19 GIUGNO 2020


Nella festività del Sacro Cuore, ricordiamo quanto nostro Signore sia "cordiale": il suo cuore dolce e umile è sensibile alle nostre difficoltà e alle nostre fatiche, alle nostre angosce e alle nostre paure. Una tale compassione da parte di un altro essere umano ci dà conforto, ma noi abbiamo bisogno di qualcosa di più. Abbiamo bisogno della redenzione, della guarigione, cioè, dalle nostre sofferenze e della trasformazione delle nostre volontà, che rimangono, come del resto le nostre risorse, molto al di qua delle esigenze poste dalla nostra esistenza. Ecco che il Vangelo ci libera, perché il cuore di Gesù, il cuore di colui che è Dio, è "sacro". Gesù, così mite e umile, afferma che la sua conoscenza del Padre è unica e che la sovranità conferitagli dal Padre è totale. Il Signore di ogni cosa, ha un cuore: è l'amore che governa il sole e gli astri. In questo senso, la festività di oggi realizza i sogni di molte culture e le speranze istintive di molte anime. Offre infatti la promessa che tutto andrà bene e che ogni cosa sarà ben governata. L'intelligenza onnipotente che creò il mondo ha la forza di un cuore che ama questo mondo.



 






IL SAPERE IN PILLOLE : GIOVEDI', 18 GIUGNO 2020
Inviato da Alba il 18/6/2020 6:20:00 (17 letture)


GIOVEDI', 18 GIUGNO 2020



In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Pregando non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancora prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il Tuo Nome, sia fatta la tua volontà come in cielo e così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiamo e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male . Amen". Pregare è essere me stesso, finito e aperto all'infinito. La preghiera non è fatta di tante parole che non comunicano niente. Pregare vuol dire dimorare in Dio. Lui sta alla porta di noi stessi e ci chiede di venire a cenare con noi. Bussa con insistenza. Sta a noi l'aprirgli perché il chiavistello è dalla nostra parte. Attende la nostra risposta come Padre e ascolta le nostre richieste, che già conosce. Addirittura ci suggerisce le parole. È il rivolgersi al Padre che ci ha insegnato Gesù. È il chiamare Dio "Padre nostro" in un coro di fratelli e sorelle che insieme si sentono figli e vincono così la fatica e, a volte, la paura del vivere. C'è Qualcuno che scruta il nostro ritorno da lontano e ci viene incontro per abbracciarci. Dal momento che è nostro Padre, deve sopportarci nonostante la gravità delle nostre offese. Deve perdonarci quando ritorniamo a lui come il figlio prodigo. Deve consolarci nella prova. Deve nutrirci, come si conviene a un Padre come lui.


IL SAPERE IN PILLOLE : MERCOLEDI', 17 GIUGNO 2020
Inviato da Alba il 17/6/2020 6:20:00 (18 letture)


MERCOLEDI', 17 GIUGNO 2020


"Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la
tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle
strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico hanno già
ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l'elemosina, non
sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina
resti segreta; e il Padre tuo che vede nel segreto, ti ricompenserà".
Ancora un appello del Maestro verso l'interiorità. Il rapporto con Lui
rifugge dallo spettacolare. Trova la sua radice nell'intimo. Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua
destra, per riflettere la gloria di Dio. Quando preghi, dimora nel tuo
cuore e ascolta il bussare di Gesù alla tua porta. Egli vuole venire a
cena con te e donarti la sorgente della vita. Nel silenzio dell'essere,
odi il Maestro interiore, che, con gemiti inenarrabili, ripete "Abbà,
Padre". È l'apice della beatitudine. La gioia dell'unione nel cuore
della Trinità. C'è in me un luogo interno, isolato dall'esterno, da dove attingo la mia
vita. Sembra buio, ma è la sorgente stessa della luce: è la mia
finestra su Dio, da cui scaturisce il mio io. Lì io sono me stesso, e Dio è più
in me di quanto non lo sia io stesso. In quel luogo segreto io sono
ciò che sono, perché davanti a Dio io attingo quanto serve per
vivere, anzi la sorgente stessa della vita.

 



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