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IL SAPERE IN PILLOLE : 35° Pillola - UBBIDIRE SENZA CAPIRE
Inviato da Alba il 15/9/2010 19:00:00 (1252 letture)


                                Trentacinquesima Pillola



                               UBBIDIRE SENZA CAPIRE

La volontà di Dio, che era espressa direttamente ad Adamo ed Eva prima del peccato, fu poi trasmessa dai Profeti attraverso la parola o mediante figure esemplari.

Con Mosè fu espressa dalla Legge ricevuta da Dio sul Monte Sinai.

Con l'Incarnazione di Gesù non è stata abolita la Legge, ma è cambiato il modo in cui deve essere vissuta: non più nel timore, ma nell'amore.

Gesù poi ha istituito la Chiesa, rimanendone il Capo invisibile e inviandole lo Spirito Santo come guida e come anima, in modo che essa non possa trasmettere errori.

Il capo visibile della Chiesa è il Papa coadiuvato dai Vescovi.

Ubbidire alla Chiesa è ubbidire a Dio.

Se non comprendiamo, possiamo riflettere. Non troveremo nulla di illogico, ma solo di superiore alle nostre capacità.

Qualche esempio ci aiuterà a capire.

Naaman, il Siro, colpito dalla lebbra, impara dal profeta Eliseo che per guarire si deve recare al fiume Giordano e bagnarsi in quelle acque. Egli si inquieta, perché pretenderebbe di bagnarsi in acque del suo Paese, che sono uguali a quelle del Giordano.

Quando si decide ad ubbidire, guarisce perfettamente, riconosce la grandezza del Dio di Israele e promette di adorarlo e di servirlo.

Altro esempio.

Quando Agostino si impegnava per capire le cose di Dio, ebbe una visione.

Vide un bambino sulla riva del mare, intento a mettere acqua marina in un secchiello.

Agostino gli si avvicinò e gli chiese che cosa stesse facendo e il bambino gli rispose che intendeva mettere tutta l'acqua del mare nel suo secchiello.

Agostino si stupì e gli disse che era una cosa impossibile, perché il suo secchiello era infinitamente piccolo per poter contenere tutta quell'acqua.

Il piccino replicò: «E tu non capisci che non è possibile che la tua mente possa contenere la sapienza di Dio?».

Noi dobbiamo amare e ubbidire alla Chiesa con molta semplicità.

E' nostro compito anche pregare per gli uomini di Chiesa che hanno sbagliato, perché si convertano, pregare perché i più deboli non si lascino scandalizzare e fuorviare dai cattivi esempi degli altri, darci da fare per diffondere la Parola di Dio e l'amore per la Chiesa da Lui fondata e che è nostra Madre e Maestra.

Noi siamo parte integrante della Chiesa, che è la nostra famiglia da amare e da difendere.


IL SAPERE IN PILLOLE : 34° PILLOLA - LA LIBERTA'
Inviato da Alba il 20/9/2009 18:20:00 (862 letture)


                            Trentaquattresima Pillola

                                       LA  LIBERTA'

Dio ha creato l'uomo come essere libero. Libero da chi? Libero da cosa?

Gesù è morto in croce per restituire all'uomo la libertà che aveva perduto.

E' evidente che non si può intendere libertà come arbitrio: faccio quel che mi pare. Così si creano solo liti e belligeranze.

Che cos'è dunque la libertà nel pensiero originario di Dio?

Si tratta di libertà dalla schiavitù. Ricordiamo il popolo eletto schiavo in Egitto e Mosè incaricato da Dio di liberarlo, facendolo uscire da quella situazione. E' costato tanto sacrificio, lotte con nemici e un difficile cammino sostenuto dalla manna, dall'acqua e dalla carne delle quaglie, ma ne è valsa la pena, perché la libertà è un dono impagabile.

Ma noi ora non viviamo in questo tipo di schiavitù. Allora?

C'è un'altra schiavitù ed è la schiavitù che ci ha procurato il peccato dei progenitori. Siamo schiavi della nostra natura divenuta fragile, incline al male, egoista, prepotente, violenta.

Senza il Sacrificio di Gesù saremmo stati impossibilitati a superare questa situazione. Ora invece possiamo liberarci dalla schiavitù e divenire liberi dalle nostre debolezze, dal nostro egoismo, dal nostro orgoglio, dalle nostre false sicurezze, dal nostro peccato. Occorre volerlo, occorre affrontare un cammino difficile ostacolato dal "nemico" e affidarsi al Condottiero, che nel nostro caso non è Mosè, ma Gesù stesso, che per questo ci dà come cibo se stesso (e non più la manna) e ci sostiene anche nel deserto e nelle battaglie necessarie, che spesso sono da fare soprattutto contro noi stessi.

Mosè aveva dato al popolo la Legge divina scritta su Tavole di pietra, riassunta nei Dieci Comandamenti. Questa Legge rimane sempre valida anche per noi, ma Gesù ci ha insegnato che non ci ha voluto rendere schiavi nemmeno della Legge, che si trova scritta anche nel nostro cuore.

Libertà non è certamente licenza di dire che quello che La Legge divina dei Comandamenti dice che è male, "per noi" va bene secondo la nostra coscienza. La nostra coscienza non può essere presa come giudice del bene e del male, se noi non ci siamo preoccupati di educarla secondo i comandi di Dio. Gesù ci ha dato la possibilità di riscoprire e utilizzare proprio la Legge che è ínsita nel cuore dell'uomo, purché l'accettiamo con umiltà perché è al di sopra di noi. Il nostro Papa Benedetto XVI ci ha richiamato a non fondarci sul relativismo. Non possiamo dire che una cosa nera per noi è bianca.

Questa Legge è quella dell'Amore a Dio, innanzitutto, e di conseguenza dell'amore a noi stessi e ai fratelli. Si tratta di amore vero, che tenga conto del bene morale e spirituale; non di un amore possessivo, ma di accoglienza.

Voler bene a se stessi vuol dire agire in modo da raggiungere la salvezza eterna. "Ti voglio bene", non vuol dire non voglio perderti, perché ho bisogno di te, ma sono disposto a sacrificarmi per te, perché voglio il tuo vero bene. Non confondiamo l'amore con l'egoismo.

Il bambino è già capace di capire quando si comporta bene e quando si comporta male, soprattutto se viene educato con affetto, con premura, ma anche con la necessaria fermezza da parte dei genitori e degli altri educatori.

L'adulto
a volte fa più fatica, perché se si abitua al peccato, pian piano non sente più il rimorso.

Occorre pregare molto con sincerità e con fede, affinché lo Spirito Santo ci illumini e ci dia la forza di ravvederci, ritornando ad essere semplici e puri come i bambini.











IL SAPERE IN PILLOLE : 33^ POSSIAMO FARE QUALCOSA PER I NOSTRI MORTI?
Inviato da Alba il 9/9/2009 19:20:00 (897 letture)


                                                         Trentatreesima Pillola

                POSSIAMO FARE QUALCOSA PER I NOSTRI MORTI?

Riprendiamo alcune definizioni del ben noto Catechismo di San Pio X:

Per qual fine Dio ci ha creati?

Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell’altra, in Paradiso.

Che cos’è il Paradiso?

Il Paradiso è il godimento eterno di Dio, nostra felicità, e, in Lui, d’ogni altro bene senza alcun male.

Chi merita il Paradiso?

Merita il Paradiso chi è buono, ossia chi ama e serve fedelmente Dio e muore nella sua Grazia.

Che cosa è l’Inferno?

L’Inferno è il patimento eterno della privazione di Dio, nostra felicità, e del fuoco, con ogni altro male senza alcun bene.

Chi merita l’Inferno?

I cattivi che non servono Dio e muoiono in peccato mortale meritano l’Inferno.

Perché Dio premia i buoni e castiga i cattivi?

Dio premia i buoni e castiga i cattivi, perché è giustizia infinita.


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IL SAPERE IN PILLOLE : 32^ - DIRSI CRISTIANO COMPORTA UNA RESPONSABILITA'
Inviato da Alba il 8/9/2009 15:30:00 (924 letture)

Trentaduesima pillola


DIRSI  CRISTIANO  COMPORTA  UNA  RESPONSABILITA’

E’ vero che ci sono dei “cristiani” che, quando si trovano con persone non credenti o non praticanti, si mimetizzano, cioè non hanno il coraggio di dire che frequentano la Chiesa, che credono in Dio.

Questo è sicuramente sbagliato e denota quasi un senso di inferiorità o un timore di essere considerati inadeguati. Questi “cristiani” dimostrano una fede immatura, quando non una fede scarsa e incerta.
Ci sono anche persone che si dichiarano cristiane apertamente, ma conservano nella loro vita atteggiamenti peccaminosi, non consoni all’insegnamento di Cristo e della Chiesa.

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IL SAPERE IN PILLOLE : 31^ - PERCHE' MARIA HA POTUTO CANTARE IL SUO MAGNIFICAT
Inviato da Alba il 8/9/2009 15:20:00 (1015 letture)


 Trentunesima pillola


PERCHE’ MARIA HA POTUTO CANTARE IL SUO MAGNIFICAT

“L’anima mia magnifica il Signore

e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente

e santo è il suo nome;

di generazione in generazione la sua misericordia

per quello che lo temono…”.

Ecco la parafrasi in una strofa di un canto:

“La mia anima canta

la grandezza del Signore,

il mio spirito esulta

nel mio Salvatore.

L’infinito mi ha guardata,

in eterno ogni creatura

mi chiamerà beata”.

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