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IL SAPERE IN PILLOLE : MERCOLEDI', 24 GIUGNO 2020
Inviato da Alba il 24/6/2020 6:30:00 (48 letture)


MERCOLEDI', 24 GIUGNO 2020


Per bocca del profeta Dio annunciò: "Per voi, cultori del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia e voi uscirete saltellanti come vitelli di stalla". L'inno di Zaccaria è il mirabile sviluppo di questa profezia. Quando, obbedendo all'ingiunzione dell'angelo, diede a suo figlio il nome di Giovanni, che significa: Dio è misericordioso, avendo fornito la prova di una fede senza indugi e senza riserve, la sua pena finì. E, avendo ritrovato la parola, Zaccaria cantò un inno di riconoscenza contenente tutta la speranza del popolo eletto. La prima parte, in forma di salmo, è una lode a Dio per le opere da lui compiute per la salvezza. La seconda parte è un canto in onore della nascita di Giovanni e una profezia sulla sua futura missione di profeta dell'Altissimo. Giovanni sarà l'annunciatore della misericordia divina, che si manifesta nel perdono concesso da Dio ai peccatori. La prova più meravigliosa di questa pietà divina sarà il Messia che apparirà sulla terra come il sole nascente. Un sole che strapperà alle tenebre i pagani immersi nelle eresie e nella depravazione morale, rivelando loro la vera fede, mentre, al popolo eletto, che conosceva già il vero Dio, concederà la pace. L'inno di Zaccaria sulla misericordia divina può diventare la nostra preghiera quotidiana. 


IL SAPERE IN PILLOLE : MARTEDI', 23 GIUGNO 2020
Inviato da Alba il 23/6/2020 14:20:00 (42 letture)


MARTEDI', 23 GIUGNO 2020


 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:"Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi". Per darci le cose sante costituite dalla sua Persona, dalla sua Parola e dai segni del suo Amore, sia le perle preziose dei suoi insegnamenti Egli ha attraversato la porta piccola della nostra umanità, per far passare Colui che i cieli non possono contenere. Si è fatto piccolo e ci ha trattato da amici perché lo riamassimo come amici negli affamati, negli assetati, in tutti i bisognosi, nei malati, nei carcerati e nei nemici. Questa misericordia caratterizza i credenti in Gesù e giunge a conquistare i lontani e gli avversari per trasformarli in membri del gregge del Buon Pastore. Essi trovano il tesoro grande delle cose sante e rimangono abbagliati dallo splendore della perla preziosa del Regno, che così li strappa dalla spaziosa via che porta alla perdizione, giungendo con quanti li hanno evangelizzati, ad attraversare la porta che conduce alla vita.


IL SAPERE IN PILLOLE : LUNEDI', 22 GIUGNO 2020
Inviato da Alba il 20/6/2020 6:40:00 (54 letture)


LUNEDI', 22 GIUGNO 2020


In nome di quale giustizia, di quale carità, ci crediamo autorizzati a giudicare, a calunniare o a sparlare? Supponendo che siamo perfetti, cosa poco probabile, su questa terra, dovremmo sapere che la perfezione comprende l'umiltà, cioè l'indulgenza, il perdono, la preghiera per sostenere i peccatori, di cui facciamo parte, l'aiuto spirituale, e i consigli caritatevoli. San Giacomo non ha avuto paura di affermare che un uomo che non ha peccato con la lingua è un santo. E san Paolo di gridare: "Chi sei tu, per giudicare tuo fratello? Noi compariremo tutti davanti al tribunale di Cristo". Un poeta arabo dice: "La tua lingua non dica niente sull'imperfezione di un altro. Il solo giudizio severo che siamo abilitati, o piuttosto che abbiamo il dovere di formulare, non deve vertere che su noi stessi. Oh, se potessimo giudicare gli altri con la stessa clemenza che concediamo a noi stessi, il paradiso sarebbe già di questo mondo!



 






IL SAPERE IN PILLOLE : VENERDI', 19 GIUGNO 2020
Inviato da Alba il 19/6/2020 7:20:00 (60 letture)


VENERDI', 19 GIUGNO 2020


Nella festività del Sacro Cuore, ricordiamo quanto nostro Signore sia "cordiale": il suo cuore dolce e umile è sensibile alle nostre difficoltà e alle nostre fatiche, alle nostre angosce e alle nostre paure. Una tale compassione da parte di un altro essere umano ci dà conforto, ma noi abbiamo bisogno di qualcosa di più. Abbiamo bisogno della redenzione, della guarigione, cioè, dalle nostre sofferenze e della trasformazione delle nostre volontà, che rimangono, come del resto le nostre risorse, molto al di qua delle esigenze poste dalla nostra esistenza. Ecco che il Vangelo ci libera, perché il cuore di Gesù, il cuore di colui che è Dio, è "sacro". Gesù, così mite e umile, afferma che la sua conoscenza del Padre è unica e che la sovranità conferitagli dal Padre è totale. Il Signore di ogni cosa, ha un cuore: è l'amore che governa il sole e gli astri. In questo senso, la festività di oggi realizza i sogni di molte culture e le speranze istintive di molte anime. Offre infatti la promessa che tutto andrà bene e che ogni cosa sarà ben governata. L'intelligenza onnipotente che creò il mondo ha la forza di un cuore che ama questo mondo.



 






IL SAPERE IN PILLOLE : GIOVEDI', 18 GIUGNO 2020
Inviato da Alba il 18/6/2020 6:20:00 (46 letture)


GIOVEDI', 18 GIUGNO 2020



In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Pregando non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancora prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il Tuo Nome, sia fatta la tua volontà come in cielo e così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiamo e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male . Amen". Pregare è essere me stesso, finito e aperto all'infinito. La preghiera non è fatta di tante parole che non comunicano niente. Pregare vuol dire dimorare in Dio. Lui sta alla porta di noi stessi e ci chiede di venire a cenare con noi. Bussa con insistenza. Sta a noi l'aprirgli perché il chiavistello è dalla nostra parte. Attende la nostra risposta come Padre e ascolta le nostre richieste, che già conosce. Addirittura ci suggerisce le parole. È il rivolgersi al Padre che ci ha insegnato Gesù. È il chiamare Dio "Padre nostro" in un coro di fratelli e sorelle che insieme si sentono figli e vincono così la fatica e, a volte, la paura del vivere. C'è Qualcuno che scruta il nostro ritorno da lontano e ci viene incontro per abbracciarci. Dal momento che è nostro Padre, deve sopportarci nonostante la gravità delle nostre offese. Deve perdonarci quando ritorniamo a lui come il figlio prodigo. Deve consolarci nella prova. Deve nutrirci, come si conviene a un Padre come lui.


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