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IL SAPERE IN PILLOLE : MARTEDI', 19 MAGGIO 2020
Inviato da Alba il 19/5/2020 5:50:00 (46 letture)


MARTEDI', 19 MAGGIO 2020


Gesù risponde alla tristezza dei discepoli, provocata dal suo annuncio che presto se ne sarebbe andato, con la promessa dello Spirito: "È bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore". Mandando loro il suo Spirito, Gesù sarà presente in loro. Ma la sua presenza non sarà puramente esteriore. Con la discesa dello Spirito, la sua assenza si trasformerà in una forma di presenza più profonda, più reale. Questa nuova forma della presenza di Gesù nei suoi, tramite lo Spirito, porterà a compimento la sua vittoria definitiva sul mondo. Nel corso della sua vita terrena, Gesù era stato respinto dagli Ebrei e stava per essere condannato a morte. Lo Spirito rivisiterà questo avvenimento, provando ai discepoli che il peccato è dalla parte del mondo perché non ha creduto in lui, che la giustizia è dalla parte di Gesù, poiché la sua vita non termina nel sepolcro, ma ritorna al Padre e che è il principe del mondo ad essere condannato. Testimoniando questa vittoria, lo Spirito Paraclito diventa un antidoto alla tristezza che attanaglia i cuori dei discepoli nel momento in cui Gesù se ne sta andando e, nello stesso tempo, alla persecuzione che si scatenerà contro di loro.





 


IL SAPERE IN PILLOLE : LUINEDI', 18 MAGGIO 2020
Inviato da Alba il 16/5/2020 8:40:00 (59 letture)


LUNEDI', 18 MAGGIO 2020



"Quando
verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della
verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi
date testimonianza, perché siete con me fin dal principio."
Mi piace pensare che queste parole
di Gesù non si riferiscano solo al tempo terreno e che quindi siano solo
per gli apostoli che stavano con lui dai primi momenti della sua vita
pubblica. Vorrei immaginarmi quello "stare con me fin dal principio" come l'origine di tutte le cose; quella situazione fuori
dal tempo dove il Padre genera il Figlio e dai quali procede lo
Spirito. La situazione dove ad un certo punto abbiamo avuto origine
anche noi. L'eternità.  Nel tempo ad un certo punto, arriva il Figlio perché la memoria
del "principio" si ravvivi. Il Figlio però non rimane nel tempo; dopo
poco ne esce e gli si avvicenda lo Spirito, che rimane. Rimanendo
testimonia che la vita del Figlio, la sua presenza nel mondo era reale,
quasi come a svegliare da un sogno noi, che nel tempo ci siamo sempre. Questo è il
nostro tempo: lo Spirito parla a noi e ci insegna chi
siamo e chi è Dio. Lo fa perché insieme condividiamo queste certezze e
in base a questa trasformiamo la nostra vita, rendendola testimonianza
di amore. Signore, la fede in noi sia sempre alimentata dalla presenza dello Spirito accolto, amato, ascoltato. Per un cristiano non è possibile pensare alla propria missione sulla
terra senza concepirla come un cammino di santità, perché questa
infatti è volontà di Dio, la nostra santificazione. Ogni
santo è una missione; è un progetto del Padre per riflettere e
incarnare, in un momento determinato della storia, un aspetto del
Vangelo.



 





 



IL SAPERE IN PILLOLE : VENERDI', 15 MAGGIO 2020
Inviato da Alba il 15/5/2020 6:50:00 (46 letture)


VENERDI', 15 MAGGIO 2020


Ciò che unisce i veri amici è la verità espressa in una vita virtuosa. Cristo ha chiamato "amici" i suoi discepoli a lui più vicini solo alla fine della sua vita, dopo aver fatto loro conoscere tutto ciò che aveva sentito dal Padre, dopo aver rivelato la verità a coloro che egli aveva scelto. Per provare che non esiste amore più grande del suo, egli ha offerto la propria vita per i suoi amici. Di conseguenza, ciò che era raro nell'antichità, è comune nella Chiesa, in cui uomini e donne conoscono e vivono la verità. Tale verità distrugge ogni barriera sociale, culturale o razziale; unisce i cuori e gli spiriti che cercano di conoscere e di vivere quella verità, che è la nostra fede. Così nella Chiesa cattolica, come nella vera amicizia, uomini e donne provenienti dagli ambienti più diversi possono amarsi davvero, come ci ha amati Cristo.






IL SAPERE IN PILLOLE : GIOVEDI', 14 MAGGIO 2020
Inviato da Alba il 14/5/2020 7:20:00 (53 letture)


GIOVEDI', 14 MAGGIO 2020


Mattia, testimone del ministero apostolico e della risurrezione di Cristo, fu aggregato al collegio apostolico dopo la defezione e la morte di Giuda. Fu ristabilito così, tra l'Ascensione e la Pentecoste, il numero di dodici che simboleggia il nuovo Israele convocato da tutte le genti.


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. All'interno della Trinità Santissima, il Padre ha amato il Divino Figlio Gesù in maniera divina. Forse non ci pensiamo abbastanza, ma l'amore di Gesù per noi tocca l'infinito; infatti si realizza concretamente nel sacrificio dell'uomo Dio Gesù Cristo morto per noi in croce. Di qui la forza e la bellezza di quell'invito: "Rimanete nel Mio Amore!" Come Gesù è vissuto nell'amore del Padre osservando il comandamento più impegnativo ma luminosissimo, quello di amare compiendo la Volontà dell'Eterno Padre fino a morire perché noi fossimo redenti e salvati, così anche noi potremo vivere la certezza gioiosa che ci viene dal rimanere nell'amore se la nostra vita si snoda, giorno per giorno, nella concreta pratica dei comandamenti di Dio. In che cosa consista questo amore, forse lo capiamo meglio, quando accogliamo il dono dello Spirito Santo, perché di questo si tratta: la relazione, che passa tra il Padre e il Figlio, attraversa noi e ritorna al Padre; è una relazione amorosa operata dallo Spirito Santo.


 



 



 




IL SAPERE IN PILLOLE : MERCOLEDI', 13 MAGGIO 2020
Inviato da Alba il 13/5/2020 9:40:00 (48 letture)


MERCOLEDI', 13 MAGGIO 2020


"Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio
non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così
neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi
rimane in me, e io in lui, porta molto frutto
". Nella terra di Palestina, là dove Gesù ha vissuto la sua realtà umano
divina, non era difficile cogliere i buoni frutti. L'agricoltore però
faceva anche esperienza di qualche vite che, invece di dare frutti
offriva solo fogliame. A volte però il bravo vignaiolo potava a suo tempo
la vite, perché desse il frutto atteso. Diversamente il tralcio che
veniva strappato dalla vite perché seccava, veniva gettato via. L'immagine è calzante, cioè si presta a rendere chiaramente quel che
succede anche in chi, da credente, perde poi la sua fede con relativi
frutti perché si stacca dalla Parola di Gesù: il suo Vangelo che è un
testo di vita soprattutto. E' molto bello che Gesù, dopo aver ammonito i Suoi con questa possibilità
di scelta negativa, prospetta la verità tanto incoraggiante che dipende
da una condizione: quella di rimanere nella sua Parola e lasciare che
la sua Parola viva in noi, dando frutti di vita buona. E chiaro che il Signore Gesù, con questo vivace quadro campestre,
afferra la nostra attenzione su quel che più conta nella vita di chi si
dice credente. Non basta dunque leggere la sua Parola ma occorre RIMANERE IN ESSA
penetrandola con il pensiero, con il cuore e con il proposito di
tradurla nella vita quotidiana.


 


 



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