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PAROLA DELLA SETTIMANA : QUARTA SETTIMANA DI MARZO 2016
Inviato da Alba il 28/3/2016 18:10:00 (983 letture)


PAROLA DELLA SETTIMANA




Siamo all'alba della Pasqua e troviamo il Sepolcro vuoto! Maria di Magdala corre ad avvertire gli Apostoli... Pietro e Giovanni corrono al Sepolcro: «Sì, il Sepolcro è vuoto!» Il primo pensiero è che qualcuno abbia portato via il Corpo di Gesù, infatti essi non avevano capito che Gesù dovesse risorgere. Ma quando vedono le bende piegate in ordine e il Sudario arrotolato da una parte si aprono loro gli occhi del cuore... Non hanno portato via il Signore, ma Cristo è risorto. Essi credono: Cristo è veramente risorto! Alleluia! Giovanni ci descrive: «Vide e credette!»



Crediamo anche noi: Cristo è risorto, ha sconfitto la morte anche per tutti noi! Chi crede ha la vita eterna! 


PAROLA DELLA SETTIMANA : QUARTA SETTIMANA DI MARZO 2016
Inviato da Alba il 21/3/2016 14:00:00 (910 letture)


PAROLA DELLA SETTIMANA




Nella Cena Pasquale Gesù inaugura il Sacrificio dell'Eucaristia, sacrificio che perpetua nel Mondo la passione, morte e risurrezione del Cristo, fino al Suo ritorno alla fine del mondo. La Santa Messa a cui siamo chiamati a partecipare almeno ogni domenica e festa di precetto è rinnovazione della passione, morte e risurrezione di Gesù. Il cibo dell'Eucaristia alimenta la nostra vita spirituale. Il racconto del tradimento di Giuda, dell'arresto di Gesù e della Sua passione ci porta al Calvario, dove Gesù viene crocifisso e muore dopo aver perdonato i suoi uccisori e offerto al Padre la sua vita per la salvezza di tutti gli uomini. Gli Apostoli si disperdono e Pietro afferma per tre volte di non conoscere il Maestro, anche se poi, pentito, piange amaramente.



Gesù, che ha accettato la volontà del Padre già durante la preghiera al Getsemani, consegna a Lui il Suo Spirito. La consapevolezza del dono di se stesso al Padre riesce a donargli una pace che Lo accompagna fino alla morte.



 Anche noi possiamo contare sulla vicinanza del Padre quando, pur con fatica, decidiamo di compiere la volontà di Dio. 



 


PAROLA DELLA SETTIMANA : TERZA SETTIMANA DI MARZO 2016
Inviato da Alba il 14/3/2016 10:00:00 (1017 letture)


PAROLA DELLA SETTIMANA




Scribi e anziani tendono un tranello a Gesù per screditarlo agli occhi del popolo. Gli portano innanzi una donna sorpresa in adulterio e gli chiedono che cosa sia giusto fare. Se Egli avesse detto di lapidarla, secondo la Legge, essi avrebbero detto che  si contraddiceva, perché Egli predicava il perdono; se l'avesse perdonata avrebbero detto che contravveniva alla Legge di Mosè. Gesù si china a scrivere con un dito sulla sabbia, poi si rialza e dice: «Chi è senza peccato, scagli la prima pietra contro di lei». Poi si mette di nuovo a scrivere sulla sabbia. È molto probabile che scrivesse i peccati dei presenti. Questi cominciano ad andarsene, iniziando dai più anziani.

Gesù poi si rivolge alla donna dicendo: «Nessuno ti ha condannata!». Ella risponde: «Nessuno». Gesù aggiunge: «Neanch'io ti condanno, però va e non peccare più!». Gesù vince il peccato con il perdono, però ci raccomanda di non peccare più. L'amore misericordioso di Gesù deve aiutarci a vivere seguendo il progetto che Egli ha su ciascuno di noi, evitando sempre il peccato e, quando la nostra debolezza ci portasse a peccare di nuovo, a rivolgerci con fiducia alla misericordia di Dio attraverso il Sacramento della Confessione. Ci insegna anche a non essere severi contro gli altri, ma a fare prima di tutto un esame di coscienza per esaminare noi stessi.


PAROLA DELLA SETTIMANA : SECONDA SETTIMANA DI MARZO 2016
Inviato da Alba il 7/3/2016 10:30:00 (773 letture)


PAROLA DELLA SETTIMANA




 La parabola che abbiamo letto questa settimana è forse la più nota e viene chiamata quella del Figlio prodigo, ma più recentemente viene definita quella del Padre buono. Questo Padre è tanto buono che il figlio maggiore non riesce a capirlo e lo considera ingiusto. Non capisce che la stessa bontà che dimostra per il figlio che è ritornato è disposto a manifestarla anche con lui, che si considera il figlio perfetto. I problemi più grandi Gesù li incontra con coloro che si considerano perfetti, ma che non conoscono la parola "amore". Non sanno amare, ma si ritengono a posto solo con l'osservanza più o meno precisa di precetti esteriori. Non apprezza l'amore che il Padre ha ed ha sempre avuto per lui. La parabola non ci dice se questo figlio comprenderà le parole del Padre, che esce di casa per lui, per fargli capire che cosa sia l'amore. Col peccatore è più facile, perché egli sa di avere sbagliato e ritorna disposto anche solo ad essere un salariato del Padre. Non si sa se sia pentito, ma comunque ritorna per poter sopravvivere. Anche lui non ha capito cosa significhi la parola "amore", ma forse lo intuisce quando si accorge che il Padre è sempre stato in attesa del suo ritorno , gli va incontro, lo abbraccia e lo bacia, poi esprime la sua gioia preparando una festa per lui, rivestendolo di un bell'abito e mettendogli un anello al dito. Si accorge di essere tornato in famiglia a pieno diritto e non solo un ospite o un salariato. Questa parabola è particolarmente importante in questo anno giubilare della Misericordia. Dio mi ama, attende il mio ritorno ed è pronto a festeggiare per me che ero lontano, ma anche a festeggiare per me quando mi credo vicino.


PAROLA DELLA SETTIMANA : FINE FEBBRAIO E PRIMA SETTIMANA DI MARZO 2016
Inviato da Alba il 29/2/2016 15:10:00 (1054 letture)


PAROLA DELLA SETTIMANA




Riferirono a Gesù il fatto di alcuni galilei il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Altro avvenimento di quei giorni fu il crollo della torre di Siloe che uccise diciotto persone. Prendendo spunto da questi due avvenimenti Gesù afferma che le persone colpite da quelle sventure non erano più peccatori di altri. Anche chi è innocente può subire difficoltà o persecuzioni. Siamo tutti chiamati alla conversione perché la morte, quando ci raggiungerà, non ci colga impreparati. Gesù sulla Croce ci insegna che l'innocente non ha paura di accogliere la morte.

Gesù poi narra la parabola del fico. Il padrone, dopo tre anni che vede che non dà frutto, decide di abbatterlo, ma il conduttore di quel terreno gli dice che si occuperà di quella pianta, zapperà la terra e metterà il concime. Se poi continuerà a non dare frutto lo si potrà abbattere. Questo ci dice che il Signore non ha fretta di abbattere anche noi, quando non siamo come dovremmo essere. Egli ha pazienza e usa misericordia con noi in attesa che possiamo dare frutto. Alleniamoci, dunque, per portare il nostro frutto. Ancora il Signore si prende cura di noi con pazienza. Cogliamo questa occasione, perché potrebbe essere l'ultima per noi.


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