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PAROLA DELLA SETTIMANA : TERZA SETTIMANA DI GENNAIO 2022
Inviato da Alba il 15/1/2022 8:10:00 (4 letture)





TERZA SETTIMANA DI GENNAIO 2022



L'unico e medesimo Spirito distribuisce i doni a ciascuno come vuole. Oggi la Liturgia ci fa un grande regalo, mentre muoviamo i primi passi nel Tempo Ordinario. Ci viene subito incontro Maria, la Madre di Gesù, nel racconto evangelico delle Nozze di Cana. Attraverso questo episodio l'evangelista Giovanni già ci fa intravedere quella missione materna che Gesù affiderà a Maria alla fine del Vangelo, donandola come Madre alla Chiesa nella persona del discepolo amato. Maria non ha dubbi: Gesù interverrà. Ma non da solo. Avrà bisogno dell'obbedienza di quei servitori, della loro fatica nel riempire e portare le anfore, non certo leggere, se piene d'acqua fino all'orlo, avendo da ottanta a centoventi litri di capacità! Gesù ha bisogno di noi per compiere prodigi e miracoli. Bisogna bussare al Cuore di Dio con la fiducia dei figli. Bisogna dire ogni giorno il nostro Sì "a quello che Lui ci dirà", e partecipare senza riserve alla sua Opera di salvezza, ciascuno secondo la manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune. Possa Dio nella sua infinita misericordia compiere ancora il suo Miracolo: la nostra fede; affinché anche oggi nel nostro cuore, nelle nostre case, nei nostri ambienti, nelle nostre strade e nelle nostre chiese si possa vedere e testimoniare che Egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in Lui.

PAROLA DELLA SETTIMANA : SECONDA SETTIMANA DI GENNAIO 2022
Inviato da Alba il 9/1/2022 3:40:00 (9 letture)


SECONDA SETTIMANA DI GENNAIO 2022


La domenica 9 gennaio 2022 è l'ultimo giorno del Tempo di Natale e il lunedì 10 gennaio inizia la prima parte del Tempo Ordinario. Lo Spirito Santo giunge ad attestare in modo solenne la divinità di Gesù nel momento in cui ha compiuto, come un uomo qualsiasi, il gesto penitenziale, essendosi sottoposto al battesimo di Giovanni. Cristo, vero Dio e vero uomo, ci insegna la verità del nostro essere. Feriti dal peccato, purificati dal Battesimo, ad ogni passo possiamo scegliere Dio e il suo amore o rifiutarlo. Seguire le orme di Gesù, significa assicurarsi un cammino che, nonostante sia stretto e sassoso, conduce alla vita eterna, alla vera beatitudine. Mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, che aveva 30 anni, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento». Abbiamo appena celebrato la festa dell'Epifania, che non è la festa dei Re Magi. Epifania significa manifestazione; la festa, dopo il Natale che celebra il fatto della nascita di Gesù, vuole ricordare il perché egli è nato: non per restare nascosto, o per rivelarsi a qualche privilegiato, ma per farsi conoscere da tutti. Gesù non aveva peccati; non aveva dunque bisogno del battesimo che impartiva Giovanni; nondimeno, vincendo le resistenze di quest'ultimo, volle anche lui sottoporsi al rito. Alla luce di quanto è successo poi, si comprende il perché: mettendosi tra i peccatori, Gesù voleva significare che assumeva su di sé le loro colpe, per espiarle col sacrificio della croce. Questo avvenimento rivela la Trinità; la voce è quella del Padre, che si rivolge al Figlio, presente lo Spirito Santo: ecco l'unico Dio in tre Persone. Si manifesta anche la compresenza in Gesù della divinità e della umanità; l'uomo che esce dall'acqua è riconosciuto dal Padre come il suo amato Figlio: Gesù è uomo e Dio.


PAROLA DELLA SETTIMANA : PRIMA SETTIMANA DI GENNAIO 2022
Inviato da Alba il 1/1/2022 6:50:00 (21 letture)


PRIMA SETTIMANA DI GENNAIO 2022


L'evento dell'incarnazione del Verbo è la rivelazione perfetta del mistero di Dio. Il disegno misterioso di Dio sull'umanità ora è pienamente svelato: a chi accoglie il Verbo fatto carne viene donato il potere di diventare figlio di Dio. È la suprema rivelazione della dignità di ogni persona, della singolare preziosità di ogni uomo. Abbiamo ascoltato il prologo del quarto Vangelo,  ma, se già è stato letto nel giorno di Natale, perché la Chiesa oggi lo ripropone? Lo fa perché ci invita a tornare a Betlemme, a rimetterci dinanzi al presepio e contemplare il grande mistero dell'Incarnazione, della Parola che si è fatta carne: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio». Ma l'umanità accoglie il progetto di Dio? Essere veri credenti è difficile: la fede è una vera lotta con se stessi e con il proprio orgoglio; la fede è consegnarsi a Dio, è lasciarsi condurre da lui. L'evangelista Luca, nel suo Vangelo, riferisce un formidabile interrogativo posto da Gesù: «Il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». A questa domanda il Vangelo non dà risposta perché la risposta la deve dare ciascuno di noi. San Giovanni scrive che «la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta». Dio è la vita: è possibile chiudersi a Dio, è possibile rifiutarlo, ma senza Dio si muore. Scrive san Giovanni: «senza di me non potete far nulla». Noi non possiamo vivere senza Dio, non possiamo vivere senza la luce e, nonostante le nostre fragilità, non dobbiamo mai perdere la fede in Dio, in Colui che tutto può»!  I Padri della Chiesa asseriscono che i semi del Verbo sono in ogni persona, e questo ci riempie di gratitudine e di speranza. Però, se la luce spesso non trova accoglienza dipende anche da noi cristiani, che invece di dare testimonianza alla luce continuiamo a brancolare nelle tenebre in mezzo ad ambiguità e a compromessi. Il Vangelo di oggi ci invita ad incontrare Cristo, che è la luce vera, ad incontrare il «Verbo che si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità». La Parola eterna si è fatta carne, Colui che era fin da principio si è fatto uomo, l'Invisibile si è fatto visibile. Sì, la vita eterna di Dio si è manifestata come vita di quel Gesù che ha potuto essere ascoltato, visto, contemplato. Il prologo si conclude con quell'affermazione straordinaria che contiene in sé tutta la singolarità del cristianesimo: «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è Lui che lo ha rivelato». Questa verità richiede solo un ascolto obbediente alla parola del Salvatore e a vivere facendo sempre la volontà del Padre nostro che è nei cieli. 

PAROLA DELLA SETTIMANA : FINE DICEMBRE 2021 E INIZIO GENNAIO 2022
Inviato da Alba il 26/12/2021 0:50:00 (32 letture)




FINE DICEMBRE 2021 E INIZIO GENNAIO 2022


In questa giornata di solito si celebra Santo Stefano, ma quando è domenica, la si dedica a riflettere sulla famiglia di Gesù. Ecco il fatto: Gesù aveva dodici anni, quando con sua Madre, con Giuseppe e con una comitiva di parenti e conoscenti, andò a Gerusalemme a celebrarvi la Pasqua. Verosimilmente, tuttora, a quell'età, i fanciulli ebrei sul piano religioso diventano adulti, assumendosi appieno le relative responsabilità; lo suggerisce il particolare che appunto come un adulto egli si trattenne nel tempio ad ascoltare e interrogare i maestri nella fede, e come un adulto senza doverne chiedere il permesso ai genitori. Questi ultimi, già avviati sulla via del ritorno, quando si accorsero che non era nella comitiva tornarono a cercarlo. Trovatolo, Maria gli chiese perché avesse fatto in quel modo. Essi, padre e madre, angosciati lo cercavano, ma egli diede loro una risposta inattesa: rispose che dovevano sapere che lui doveva occuparsi delle cose del Padre suo. Quel Padre, che non era Giuseppe, occupava la mente e il cuore già del Gesù ragazzo, come poi sarebbe stato per tutta la sua vita terrena sino a quando, prima di spirare sulla croce, gridando a gran voce disse: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". Peraltro, anche Giuseppe si preoccupò di attuare, in umile obbedienza, la non facile missione che Dio gli aveva affidato. E così la Madre, autodefinitasi "serva del Signore". Tutti e tre dunque i componenti della famiglia di Nazaret, Gesù, Maria e Giuseppe, avevano in Dio il loro riferimento, la loro guida; era lui il basilare legame che li teneva insieme. Ecco perché la domenica dopo Natale porta il nome di Festa della Sacra Famiglia. Amarsi non è guardarsi negli occhi, ma guardare insieme nella stessa direzione; e per i cristiani la direzione è quella della meta cui è offerto loro di tendere. Per questo la famiglia di Nazaret è un esempio, un modello. La loro non è stata una vita facile: Giuseppe si è accollato un figlio non suo; la Madre se l'è visto inchiodare a una croce; delle sofferenze di lui, poi, non parliamo neppure. Non è stata una vita facile; ma sono rimasti uniti, e uniti con amore, perché ciascuno di loro era teso a realizzarsi non secondo calcoli di umana convenienza, di personale interesse, ma secondo Dio.



PAROLA DELLA SETTIMANA : TERZA SETTIMANA DI DICEMBRE 2021
Inviato da Alba il 18/12/2021 4:50:00 (18 letture)




TERZA SETTIMANA DI DICEMBRE 2021


Siamo ormai a ridosso del Natale e la liturgia ci presenta la figura di Maria nel suo meraviglioso incontro con Elisabetta.  Il Vangelo ci rivela come si sono realizzati la venuta del Messia e il mistero della redenzione che essa contiene. La persona di Maria, la sua fede, il suo "sì", la sua maternità, sono le vie scelte da Dio per fare visita ai suoi e portare la salvezza a tutti gli uomini. Il centro dell'avvenimento evangelico si sviluppa proprio attorno a Maria. Si capisce la ragione della visita a sua cugina Elisabetta nel messaggio dell'angelo. Ella si dirige rapidamente verso il villaggio in Giudea, perché la grazia ricevuta da sua cugina Elisabetta, che diventerà mamma, la riempie di gioia. Il suo saluto ha un effetto meraviglioso su Elisabetta e sul bambino. Tutti e due si impregnano di Spirito Santo. Elisabetta sente il bambino sussultare dentro di sé. Dal bambino l'azione dello Spirito è trasmessa anche ad Elisabetta, cosa che la conduce a riconoscere in Maria la Madre del suo Signore. Sotto l'ispirazione dello Spirito, conosce il mistero del messaggio dell'angelo a sua cugina Maria, e la riconosce "felice" in ragione della fede con la quale Ella l'ha ricevuto. La testimonianza di Elisabetta è la più antica testimonianza della venerazione della prima Chiesa per la Madre del Salvatore. Un cuore toccato dalla grazia, colpito dall'amore, che sovrabbonda di gioia, vorrebbe condividere con tutti questa gioia. Maria ha ricevuto tanto, ha ricevuto il TUTTO e non vede l'ora di condividerlo. Maria rivela "la fonte" della sua "vitalità": un cuore colmo di Dio, colmo di gratitudine e lode nei suoi confronti. Maria sa leggere la sua storia personale e dell'intera umanità con la categoria della misericordia divina. Riconosce le cose belle che sta operando in lei, sua umile serva. Dio anche in noi vuol operare tante cose belle. A noi chiede di credergli. Credere nella sua Onnipotenza, credere nella sua Parola, credere che Lui è capace di far nascere vita nuova. Credere, appoggiandoci su Colui che è capace di fare in noi, sue piccole creature, cose grandi e meravigliose!

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