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IL SAPERE IN PILLOLE : PAROLA DELLA SETTIMANA
Inviato da Alba il 24/9/2022 20:00:00 (1 letture)




PAROLA DELLA SETTIMANA




Con questa parabola Gesù ci richiama l'irreparabile eternità delle pene dell'inferno. È un discorso duro, ma viene dalle labbra di Gesù. Siamo avvertiti: non possiamo affidarci a una "misericordia" che non trovi corrispettivo nella nostra carità. Finché siamo quaggiù abbiamo tempo per compiere il bene, e in tal modo guadagnarci la felicità eterna: poi sarà troppo tardi. Gesù dà un senso anche alle sofferenze di Lazzaro: le ingiustizie terrene saranno largamente compensate nell'altra vita, l'unica che conta. Abbiamo il dovere di far conoscere a tutti, cominciando dalle persone che amiamo, la logica della giustizia divina: e questa è la forma più squisita della carità. C'è un ribaltamento tra le sorti terrene dei due uomini. Segue un dialogo tra il ricco e Abramo. In mezzo ai tormenti il primo si rivolge al patriarca chiedendogli di mandare Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnargli la lingua. Ma si sente rispondere da Abramo che nella vita, lui ha ricevuto i suoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora Lazzaro è consolato, lui invece è in mezzo ai tormenti. Occorre vivere il presente come l'oggi di Dio, sapendo che ci sarà il giudizio di Dio alla fine dei tempi, nel quale l'Onnipotente ci chiamerà a rendere conto del nostro comportamento e «renderà a ciascuno secondo le sue opere». Ma il ricco insiste, pregando Abramo di inviare Lazzaro ad avvertire i suoi fratelli di cambiare vita, ammonendoli «severamente» su ciò che li attende dopo la morte. Si sente però rispondere che hanno Mosè e i Profeti e devono ascoltarli. Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti. La fede si fonda sull'ascolto della Parola di Dio contenuta nelle Scritture dell'Antico e del Nuovo Testamento. Il ricco è condannato perché indifferente e chiuso agli altri, egoista. Le persone che non amano, non hanno carità, le istituzioni che non sono al servizio dei cittadini e del bene comune, davanti a Dio, sono come inesistenti.

IL SAPERE IN PILLOLE : VENERDI', 23 SETTEMBRE 2022
Inviato da Alba il 23/9/2022 10:40:00 (4 letture)


VENERDI', 23 SETTEMBRE 2022


San Pio nacque a Pietrelcina presso Benevento  nel 1887. Entrò nell'ordine dei Frati minori cappuccini e, promosso al presbiterato, esercitò con grandissima dedizione il ministero sacerdotale soprattutto nel convento di San Giovanni Rotondo in Puglia. Servì nella preghiera e nell'umiltà il popolo di Dio attraverso la direzione spirituale, la riconciliazione dei penitenti e una particolare cura per i malati e i poveri. Pienamente configurato a Cristo Crocifisso. Luca riporta l'episodio di Cesarea di Filippo, all'estremo Nord di Israele, alle sorgenti del Giordano, ricalcando racconti di Marco e di Matteo, semplificandolo all'estremo. Ma c'è un dettaglio che riporta all'inizio e che ci aiuta a riflettere: la domanda che il Signore rivolge ai suoi discepoli: la gente chi dice che io sia? e voi chi dite che io sia? Questo avviene in un contesto di preghiera. Gesù si trova in un luogo solitario a pregare, ormai è da alcuni anni che dedica il suo tempo all'annuncio del Regno, in compagnia di un gruppo di discepoli che si è scelto. I discepoli lo hanno seguito, affascinati dall'autorevolezza delle sue parole ed ora si interrogano su chi sia veramente il Nazareno. Più di un rabbino, certo, più di un predicatore e di un guaritore. Forse anche più di un profeta. Ma Gesù vuole aiutarli a fare il salto, a guardarsi dentro per osare, per professare la loro fede. E per farlo hanno bisogno anch'essi di solitudine e di preghiera. Possiamo giungere a riconoscere in Gesù il Messia solo se scopriamo la nostra interiorità, solo se dimoriamo nella preghiera. In quel contesto tutto ci appare più chiaro e luminoso.


IL SAPERE IN PILLOLE : GIOVEDI', 22 SETTEMBRE 2022
Inviato da Alba il 22/9/2022 8:40:00 (4 letture)


                   GIOVEDI', 22 SETTEMBRE 2022

Erode, tetrarca della Galilea, venne a sapere quanto accadeva e non sapeva che cosa pensare. L'interesse di Erode nei confronti di Cristo è risvegliato e guidato dalla curiosità, ma anche dal timore che si scopra la sua responsabilità nell'assassinio di Giovanni Battista. Egli ne serba sempre un certo rimorso; del resto come potrebbe liberarsene? L'irruzione di Cristo nella nostra vita provoca anche in noi delle domande fondamentali. La sua vita e, soprattutto, il suo insegnamento, le sue leggi, i suoi principi, le sue esigenze morali non possono lasciare nessuno indifferente e insensibile. Cristo ci interpella e ci spinge a cercare la nostra verità. Ci incita ad un esame di coscienza severo riguardo la nostra posizione e il nostro comportamento di fronte a lui e al suo insegnamento. Noi non possiamo rimanere inattivi e muti. Prima di formulare una risposta, dobbiamo sapere se vogliamo rimanere nell'ambito di una curiosità puramente intellettuale o se vogliamo andare più a fondo nelle cose cercando di scoprire il Figlio di Dio venuto fra noi a portare il lieto messaggio, promotore di una Nuova Alleanza, ma anche costruttore del regno di Dio, fondato sull'amore.


IL SAPERE IN PILLOLE : MERCOLEDI', 21 SETTEMBRE 2022
Inviato da Alba il 21/9/2022 8:30:00 (8 letture)


MERCOLEDI', 21 SETTEMBRE 2022


Nel Vangelo odierno Matteo stesso racconta la propria chiamata da parte di Gesù. Matteo presenta se stesso come un pubblicano perdonato e chiamato, e così ci fa capire in che cosa consiste la vocazione di Apostolo. E' prima di tutto riconoscimento della misericordia del Signore. Matteo si riconosce un peccatore toccato dalla misericordia divina. Ha conosciuto l'amore, perciò può diffonderlo agli altri. Domandiamo al Signore di avere questo profondo sentimento della nostra pochezza e della sua grande misericordia; siamo peccatori perdonati. Anche se non abbiamo mai commesso peccati gravi, dobbiamo dire come sant'Agostino che Dio ci ha perdonato in anticipo i peccati che per sua grazia non abbiamo commesso. Tutti dunque possiamo ringraziare il Signore per la sua infinita misericordia e riconoscere la nostra povertà di peccatori perdonati, esultando di gioia per la bontà divina. Matteo è come uno scriba che sa trarre dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. Imitiamolo nella sua capacità di leggere gli eventi alla luce del messaggio evangelico e diventiamo noi dei "vangeli" per le persone che incontriamo. Noi oggi non abbiamo più la possibilità di sentirci chiamare per nome da Gesù come è accaduto a Matteo, ma possiamo sentire ugualmente la sua Parola e metterla in pratica. Possiamo vedere quale sia il passo del Nuovo Testamento che ci piace di più e immaginare che sia lo stesso Gesù a rivolgere a noi quelle parole. Proviamo ad individuare una parola, un comando. Matteo ha ricordato soltanto "Seguimi". Cerchiamo di impostare la nostra vita sulla parola che sentiamo che Gesù ci rivolge e proviamo ad impostare su quella la nostra vita.

IL SAPERE IN PILLOLE : MARTEDI', 20 SETEMBRE 2022
Inviato da Alba il 20/9/2022 9:10:00 (9 letture)


MARTEDI', 20 SETTEMBRE 2022


Parliamo di una Comunità dell'Estremo Oriente. Le persecuzioni che infuriarono in ondate successive anziché soffocare la fede dei neofiti, suscitarono una primavera dello Spirito a immagine della Chiesa nascente. Fu annunciata con linguaggio semplice ed efficace, ispirato alla parabola del buon seminatore, dal presbitero Andrea Kim alla vigilia del martirio. Nel suo viaggio pastorale in quella terra lontana il Papa Giovanni Paolo II, il 6 maggio 1984, iscrisse i martiri coreani nel calendario dei santi. La loro memoria si celebra nella data odierna, perché un gruppo di essi subì il martirio in questo mese. Ascoltare la Parola di Dio, metterla in pratica e confrontarci quotidianamente con la Scrittura, farne una lettura spirituale, cioè nello Spirito Santo, e lasciarla calare nelle decisioni che dobbiamo affrontare, ci rende famigliari del Signore Gesù, suoi fratelli nella fede. È una delle tante inaudite verità del Vangelo, se preso sul serio: ai legami di sangue, alla famiglia intesa come tessuto sociale legato alla parentela, Gesù osa contrapporre l'idea di comunità e di discepolato. Scegliamo di essere fratelli e sorelle perché non condividiamo più il sangue ma la fede, le scelte di vita e la conoscenza del Vangelo. È Cristo che ci ha scelti, Lui ci unisce e questo legame supera ogni differenza di etnia, di condizione e di cultura. Anche voi lo avete sperimentato: potete trovarvi in un paese straniero, con cultura e tradizioni molto diverse dalla vostra, ed incontrare una comunità cristiana che vive la vostra stessa speranza, che accoglie la stessa Parola e che professa la stessa fede. Se avessimomo avuto dei pessimi legami famigliari, potremmo crearne di nuovi a partire dalla stessa esperienza di ascolto della Parola.

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