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IL SAPERE IN PILLOLE : MERCOLEDI', 18 GENNAIO 2023
Inviato da Alba il 18/1/2023 9:00:00 (8 letture)


MERCOLEDI', 18 GENNAIO 2023


Gesù risorto è Figlio di Dio anche nella sua natura umana e rimane così sacerdote in eterno. Cristo, venendo, illumina tutto l'Antico Testamento. Le cose che sembravano misteriose e quasi inspiegabili diventano chiare, perché si rivelano come una profezia di Cristo. Anche noi siamo chiamati a leggere l'Antico Testamento in questa luce cristiana e a trovarvi una sorgente di grande consolazione spirituale, perché la nostra fede si approfondisce e ci rendiamo conto con gioia che Dio da sempre ha disposto tutte le cose e tutti gli avvenimenti per la glorificazione di Gesù suo Figlio. Nel Vangelo di oggi Gesù guarisce di sabato un uomo che ha una mano paralizzata. Gli dice: "Tendi la mano". Qui punta tutta l'azione del Maestro: guarirci la mano, chiusa nel possesso e stecchita nella morte, perché accolga il dono del sabato. Gesù, con questo miracolo, il più difficile, che gli costerà la vita, completa la sua rivelazione: Colui che vuol mondarci dalla lebbra è il Figlio dell'uomo che perdona e dà piedi per seguirlo, mangia coi peccatori e si proclama medico e sposo, fa il dono del sabato e guarisce la mano per riceverlo. E' lo stesso che finirà in croce portando su di sé la nostra lebbra, il nostro peccato, la nostra paralisi, il nostro digiuno, il nostro silenzio e la nostra durezza di cuore. Come riconoscenza per quanto ci dona, attende solo il nostro desiderio che ci fa stendere la mano. Allora le sue mani inchiodate scioglieranno la nostra mano irrigidita e chiusa ai bisogni dei fratelli e delle sorelle. Signore, questa è la mia preghiera: "Ecco le mie mani vuote, riempile di Te". Discepolo è colui al quale il Signore apre il cuore e la mano, per desiderare quanto Lui è venuto a dare. L'uomo, fatto per amare, è di sua natura desiderio.

IL SAPERE IN PILLOLE : MARTEDI', 17 GENNAIO 2023
Inviato da Alba il 17/1/2023 7:20:00 (11 letture)


MARTEDI', 17 GENNAIO 2023


Antonio si sentì chiamato a seguire il Signore nel deserto udendo nella liturgia il Vangelo: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi e dallo ai poveri»; «Non affannatevi per il domani». Il suo esempio ebbe vasta risonanza e fu segnalato a tutta la Chiesa da sant'Atanasio. E' considerato il padre di tutti i monaci e di ogni forma di vita religiosa. Sensibile ai problemi del suo tempo, collaborò per il bene comune con i responsabili della vita ecclesiastica e civile.  I discepoli, passando con Gesù in un campo di grano prendevano delle spighe. I farisei lo fecero notare a Gesù, dicendo che non era lecito fare questo, ma Gesù rispose che il sabato era fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato. L'immagine è un'allusione all'Eucaristia, in cui i discepoli mangiano e vivono del Signore che si è fatto loro pane. Gli schiavi non riposano mai, perciò la norma del riposo sabbatico era  importante: per ricordare ad Israele che ora erano dei figli e che come tali si dovevano comportare. Non è l'osservanza meccanica dei precetti che ne determinano la bontà, ma il loro significato profondo, dice il Signore.


PAROLA DELLA SETTIMANA : TERZA SETTIMANA DI GENAIO 2023
Inviato da Alba il 14/1/2023 13:20:00 (11 letture)


TERZA SETTIMANA DI GENNAIO 2023


Nel giro di poche settimane, per la quarta volta, la liturgia ci mette davanti agli occhi Giovanni il battezzatore. Questa sua nuova apparizione, narrata da una delle prime pagine del quarto Vangelo, ci viene presentata all'inizio del "tempo ordinario". Il Dio che viene ad incontrarci nella Bibbia non regna, indifferente alla sofferenza umana, in una lontananza beata. E' un Dio che, al contrario, si prende a cuore tutta questa sofferenza. Lui la conosce. La notizia di Dio che si fa uomo in Gesù non ci lascia di sasso: Dio viene nel cuore della nostra vita, si lascia toccare dalla nostra sofferenza umana, si pone con noi le nostre domande, si compenetra della nostra disperazione: "Mio Dio, perché mi hai abbandonato?". Giovanni Battista dice di Gesù: "Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo". Ecco questo Dio che si lascia ferire dalla cattiveria dell'uomo, che si lascia commuovere dalla sofferenza di questa terra. Egli ha voluto avvicinarsi il più possibile a noi, è nel seno della nostra vita, con i suoi dolori e le sue contraddizioni, le sue falle e i suoi abissi. È in questo che la nostra fede cristiana si distingue da qualsiasi altra religione. Gesù sulla croce, Dio nel mezzo della sofferenza umana: questa notizia è per noi un'incredibile consolazione. È vicino al mio dolore, Egli mi capisce, sa come mi sento. Questa notizia implica allo stesso tempo un'esistenza scomoda: impegnati per coloro che, nel nostro mondo, stanno affondando, che naufragano nell'anonimato, che sono torturati, che vengono assassinati, che muoiono di fame o deperiscono. Sono tutti tuoi fratelli e tue sorelle! È questo il cristianesimo: lo stupore di un Dio che prende l'iniziativa, che annulla le distanze, senza porre condizioni, senza chiedere nulla in cambio. Nel Vangelo di Giovanni, il cui autore era uno dei due discepoli del Battista che ha seguito il Maestro, il profeta non è un precursore ma un testimone. E' stato l'incontro con Gesù che gli ha fatto capire chi era davvero il Messia. Chi ha incontrato Dio non è più stato lo stesso. Chi Lo ha incontrato è stato una persona nuova. E poi chi ha incontrato il Dio di Gesù ama e non giudica; ama e sa perdonare; ama e non possiede. La fede nasce da un incontro, da un'esperienza, dalla vita. Il Signore non chiede più sacrifici all'uomo, ma sacrifica se stesso; non pretende la tua vita, offre la Sua. La bella notizia di questa domenica? Lui sta venendo verso di me, proprio ora. Un Amore che mi abbraccia così come sono, un'occasione per un abbraccio.

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IL SAPERE IN PILLOLE : LUNEDI', 16 GENNAIO 2023
Inviato da Alba il 14/1/2023 12:30:00 (10 letture)


LUNEDI', 16 GENNAIO 2023


Il Vangelo di oggi proclama la novità di una vita unita a Cristo. E il Signore stesso inaugura questa novità, offrendo al Padre la sua stessa esistenza. I discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno: essi si preoccupano di cose aggiunte alla vita, come penitenze scelte per onorare Dio e pensano che siano le più importanti. Nella vita di Gesù invece la cosa più importante è la sua esistenza stessa, non ciò che vi si sovrappone come cerimonia o penitenza supplementare. Cristo è sacerdote e non offre sacrifici convenzionali, ma la sua vita. Nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime e la Sua vita. Gesù ha lottato contro le difficoltà della vita, contro la necessità della passione, ha lottato nella preghiera, perché tutto questo fosse trasformato in un'offerta degna di Dio, piena dello Spirito di Dio. Ecco che cosa Gesù aspetta da noi: la trasformazione della nostra vita in sacrificio. La cosa importante è fare della nostra esistenza un'offerta a Dio. Quando partecipiamo alla Santa Messa dobbiamo ricordarci di offrire la nostra vita in unione al sacrificio e alla vittoria di Cristo. Parlo della nostra vita concreta, con tutte le sue gioie, le difficoltà, le tentazioni, i  desideri e  le speranze. Questa è l'offerta che vuole il Signore: il sacrificio della trasformazione della nostra vita, che lo stesso Spirito di Gesù compie in noi, se siamo docili alla sua azione. La grandezza del Vangelo è che da sempre è stato considerato un testo vivente. Essere cristiani non vuol dire rispettare un regolamento, ma incontrare una persona che è Cristo. Noi, invece, spesso ci lasciamo ingabbiare da formule, da parole ripetute senza l'eco dell'anima. Abbiamo magari a disposizione la novità, ma ne siamo spaventati perché non sappiamo dove ci può portare, allora versiamo tutto il nuovo che ci viene dallo Spirito, dai santi nostri amici, da persone coraggiose che si giocano per il Vangelo, in vecchie strutture, nelle forme grigie e piatte dell'abitudine. Nella preghiera chiederemo al Signore di donarci un cuore nuovo, aperto alla sua grazia. Vivere come Gesù Cristo ha detto di vivere, fare ciò che Gesù Cristo ha detto di fare.



IL SAPERE IN PILLOLE : VENERDI', 13 GENNAIO 2023
Inviato da Alba il 13/1/2023 9:10:00 (14 letture)


VENERDI', 13 GENNAIO 2023


Parlando dell'ingresso nel riposo di Dio la lettera agli Ebrei dice che è una promessa che rimane in vigore. C'è un primo significato, che si coglie immediatamente. Adesso è come se stessimo attraversando il deserto, e la Terra promessa sia davanti a noi. Non vi siamo ancora entrati, e dobbiamo stancarci, faticare, soffrire, affrontare molti ostacoli. Però c'è questa promessa, e se noi prestiamo fede alla parola di Dio siamo sulla strada giusta e siamo certi di arrivare un giorno nel suo Paradiso, nel suo riposo. Ma c'è anche un'altra prospettiva, più profonda. L'autore dice: "Possiamo entrare in quel riposo, noi che abbiamo creduto": già ora entriamo nel riposo di Dio. L'invito di Dio non è soltanto per il futuro, è già per adesso. Un altro passo dice che "noi abbiamo come un'ancora nella nostra vita, sicura e salda" e questa ancora è la Fede. Noi non abbiamo soltanto la Speranza di ricevere una ricompensa alle nostre fatiche, ma, nella Fede, vediamo che già ora Dio ci dà i suoi doni. Questo è l'atteggiamento cristiano: sapere che tra le difficoltà, le preoccupazioni, le sofferenze della vita, Dio già adesso ci invita a "entrare nel suo riposo", a essere con Lui nella pace, nella tranquillità, nella gioia. Il Vangelo ci dà un esempio della efficacia immediata della fede. "Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: "Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati"". Non ha detto: "I tuoi peccati ti saranno rimessi nell'ultimo giudizio", ma "ti sono rimessi", vista la loro fede: la fede fin da ora ottiene il dono di Dio, anche quando le circostanze direbbero il contrario. La fede è possesso anticipato delle cose che si sperano. Noi siamo sempre invitati a entrare nel riposo di Dio, specialmente nella Messa: "Beati gli invitati alla cena del Signore". La cena del Signore in un certo senso è nel futuro, è il Banchetto celeste. Ma in un altro senso partecipiamo in ogni Eucaristia, nella Fede, al Banchetto celeste, siamo invitati a essere con Dio: nella gioia di Dio, nell'amore di Dio, nella pace di Dio. E in ogni momento della giornata dobbiamo sentire questo invito: "Entrate adesso nel mio riposo". 

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