Menu principale

Login

Nome utente:

Password:


Hai perso la password?

Registrati ora!

Contatore visite






 

« 1 2 3 (4) 5 6 7 ... 73 »
PAROLA DELLA SETTIMANA : QUARTA SETTIMANA DI OTTOBRE 2022
Inviato da Alba il 21/10/2022 5:50:00 (33 letture)



QUARTA SETTIMANA DI OTTOBRE 2022



Due uomini vanno al tempio a pregare. Uno, ritto in piedi, prega, ma come rivolto a se stesso: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, impuri». Mentre a parole si rivolge a Dio, il fariseo in realtà è centrato su se stesso, stregato da una parola di due sole lettere, che non si stanca di ripetere, io: io ringrazio, io non sono, io digiuno, io pago. Ha dimenticato la parola più importante del mondo: tu. Pregare è dare del Tu a Dio. «Io non sono come gli altri»: e il mondo gli appare come un covo di ladri, dediti alla rapina, al sesso, all'imbroglio. Non si può lodare Dio e demonizzare i suoi figli. In questa parabola, Gesù denuncia che la preghiera può separarci da Dio, può renderci "atei", mettendoci in relazione con un Dio che non esiste, che è solo una proiezione di noi stessi. Sbagliarci su Dio è il peggio che ci possa capitare, perché poi ci si sbaglia su tutto, sull'uomo, su noi stessi, sulla storia, sul mondo. Il pubblicano, in fondo al tempio, ci insegna a non sbagliarci su Dio e su noi: fermatosi a distanza, si batte il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». C'è una piccola parola che cambia tutto nella preghiera del pubblicano e la fa vera: «tu». Parola cardine del mondo: «Signore, Tu abbi pietà». Il pubblicano nella sua preghiera dice che cosa Dio fa per lui: tu hai pietà di me peccatore. Così crea il contatto: un io e un Tu entrano in relazione. Vorrei tanto essere diverso, non ce la faccio, ma tu perdona e aiuta». Egli è tornato a casa sua perdonato, perché si è aperto alla misericordia di Dio. Il testo evangelico di oggi completa l'insegnamento sulla preghiera: bisogna certamente pregare e pregare con insistenza. Ma questo non basta, bisogna pregare sempre di più. E il primo ornamento della preghiera è la qualità dell'umiltà: essere convinti della propria povertà, della propria imperfezione e indegnità. Dio ascolta la preghiera del povero, soprattutto del povero di spirito, cioè di colui che si dichiara senza qualità, come il pubblicano della parabola. La preghiera del pubblicano, che Gesù approva, non parte dai suoi meriti, né dalla sua perfezione, ma dalla giustizia salvatrice di Dio, che, nel suo amore, può compensare la mancanza di meriti personali: ed è questa giustizia divina che ottiene al pubblicano, senza meriti all'attivo, di rientrare a casa giustificato.

PAROLA DELLA SETTIMANA : TERZA SETTIMANA DI OTTOBRE 2022
Inviato da Alba il 15/10/2022 8:30:00 (33 letture)


TERZA SETTIMANA DI OTTOBRE 2022


Gesù prende posizione su questa terra priva di ogni pietà, per mezzo della risposta personale della sua propria sofferenza agonizzante. Neanche Lui viene ascoltato, ma si abbandona ciecamente a suo Padre, dalla sua croce, che ottiene per tutti la liberazione.  Dio viene spesso definito come il Giudice giusto e ideale, che difende la causa dell'orfano e della vedova, del povero e del forestiero, i quali gridano a Lui che li ascolta e non mancherà di intervenire in loro favore. Certamente la giustizia di Dio si differenzia da quella umana perché in Lui il giudizio è affinato dalla misericordia e piuttosto che sopprimere il colpevole usa pazienza affinché questi si redima e si converta. Dio è un Padre amorevole e misericordioso capace di guardare tutti e ciascuno con la dovuta profondità, come quando si ammira qualcosa di prezioso e di irrinunciabile. Come Padre misericordioso, Egli ascolta sempre la preghiera di chiunque. Dio non è mai infastidito dalla nostra preghiera, ma presta attenzione a tutti senza discriminazione. Il suo atteggiamento non è quello del giudice iniquo, ma quello del Padre che presta attenzione alle richieste dei suoi figli. La preghiera continua e incessante è espressione della fiducia in Dio. Credere vuol dire affidarsi completamente a Lui. Fare affidamento al Signore degli eserciti, trarre da Lui il coraggio e la forza necessaria è espresso con l'apertura delle mani verso l'alto e anche questo gesto è allusivo alla fede. La fede incondizionata la si accresce solamente con il ricorso alla preghiera. Aver fiducia in Dio porta a vivere la fede con radicalità, poiché fidarsi di Dio è familiarizzare con lui guardandolo con occhi di assoluta libertà e confidenza; la preghiera è il mezzo con cui esprimere questa fiducia disinvolta, l'espediente con cui ci si affida, ci si eleva e ci si dona, vivendo l'incontro con Dio, che scopriamo sempre più vicino a noi e nostro solidale amico. Gesù si chiede, dalla sua croce: quando ritornerò a voi troverò tutta questa fede?



PAROLA DELLA SETTIMANA : SECONDA SETTIMANA DI OTTOBRE 2022
Inviato da Alba il 7/10/2022 14:00:00 (59 letture)


SECONDA SETTIMANA DI OTTOBRE 2022


"La tua fede ti ha salvato". Il lebbroso samaritano, il solo straniero nel gruppo che è andato incontro a Gesù per supplicarlo. Il solo, anche, a ritornare sui suoi passi per rendergli grazie. Il suo gesto religioso, prostrarsi ai piedi di Gesù, significava anche che egli sapeva di non avere nulla che non avesse ricevuto. La fede, dono di Cristo, porta alla salvezza. "E gli altri nove, dove sono?". Gli altri nove avevano obbedito all'ordine di Gesù e si erano presentati ai sacerdoti, dando così prova di una fede appena nata. Ma non hanno agito di conseguenza, una volta purificati, tornando verso Gesù, la sola via per arrivare al Padre, mediatore indispensabile per la glorificazione di Dio. La misericordia di Gesù verso colui che non possiede altro che la sua povertà e il suo peccato, ma che si volge verso il Signore per trovare il perdono e la riconciliazione, non è solo fonte di salvezza personale, ma anche di reintegrazione nella comunità di culto del popolo di Dio. Nella Chiesa, la fede di coloro che sono stati riscattati diventa azione di grazie al Padre per mezzo di nostro Signore Gesù Cristo. I lebbrosi, rivolgendosi a Gesù, sicuramente sono animati dal desiderio di ricevere qualcosa; forse non sperano nella guarigione, ma almeno in un'elemosina. Gesù invita i lebbrosi a presentarsi ai sacerdoti, deputati ad attestare i segni della guarigione. Il cambiamento richiede che ciascuno si riconosca lebbroso, perché chi pensa di non aver bisogno di Cristo non chiederà mai il suo aiuto. Poi è necessario disporsi in cammino in obbedienza alla Parola, anche se ancora non si è ottenuto quanto richiesto e persino se si pensa che sarà difficile ricevere quel beneficio. Mentre cammini ti accorgi che il dono è già promesso nell'atto creatore e scritto dentro di te; è mentre cammini che scorgi un orizzonte di bellezza che non avresti potuto cogliere se fossi rimasto fermo a crogiolarti. Poi inizia un'altra storia. Il gruppo si divide tra i molti e l'unico. Solo uno torna a ringraziare. Gli altri hanno obbedito al comando di Gesù, recandosi dai sacerdoti. Si sono inseriti in un percorso tradizionale, mentre la fede richiede qualcosa in più. Anche oggi alcuni dicono che credono in Dio, ma non sono praticanti. Questi non hanno conosciuto Cristo e non entrano in relazione con Lui. Fede è un contatto continuo con Gesù, è toccare il suo corpo masticando Parola e sacramenti, che hanno senso se conducono alla consegna libera e gioiosa della vita a Colui che si riconosce origine, sostegno e fine dell'esistenza. La fede chiede di essere celebrata nell'incontro tra un corpo ferito e guarito e quello del Salvatore; essa è un abbraccio che fa risuonare la gratuità di Dio e la gratitudine dell'uomo. «Alzati e va'» per iniziare nuovi cammini, da guariti diventare guaritori, da stranieri divenire intimi di Gesù. Questo dipende da quanto amore per Cristo la mia fede è capace di generare.




PAROLA DELLA SETTIMANA : PRIMA SETTIMANA DI OTTOBRE 2022
Inviato da Alba il 1/10/2022 8:50:00 (60 letture)


PRIMA SETTIMANA DI OTTOBRE 2022


È un male molto diffuso tra i credenti quello di considerare la fede come un atteggiamento puramente intellettuale, come la semplice accettazione di alcune verità. Cioè una fede che si traduce in una presa di posizione teorica, senza una vera incidenza sulla vita. Questo squilibrio ha come conseguenza l'esitazione davanti alle difficoltà che incontriamo ogni giorno e che sono sovente insormontabili, se noi non siamo abbastanza radicati in Dio. Le due brevi parabole del testo evangelico ricordano due proprietà della fede: l'intensità e la gratuità. Per mettere in rilievo il valore di una fede minima, ma solida, Cristo insiste sugli effetti che può produrre: cambiare di posto anche all'albero più profondamente radicato. Per insistere sulla fede come dono di Dio, porta l'esempio del servitore che pone il servizio del suo amore prima di provvedere ai suoi propri bisogni.  Questo brano del Vangelo si apre con una domanda degli apostoli rivolta a Gesù: «Signore, accresci in noi la fede!». La fede è un dono di Dio per chi si apre al suo Amore, rispondendo alla sua chiamata e fidandosi delle sue promesse: della fede non si è padroni né la si può imporre agli altri, ma la si può solo accogliere con gratitudine, ben sapendo che «la fede non è di tutti». Avere fede significa aderire con tutti se stessi a Dio che ci ha amati per primo, ascoltare la «sua voce e non indurire il nostro cuore», avere una fiducia salda in Lui che non viene meno di fronte alle difficoltà anche le più grandi e di fronte alle incomprensioni più dolorose. Più volte Gesù si rivolge ad alcune persone dicendo: «La tua fede ti ha salvato!». Sforziamoci di vivere come Gesù ha vissuto.


PAROLA DELLA SETTIMANA : PAROLA DELLA SETTIMANA
Inviato da Alba il 24/9/2022 20:00:00 (57 letture)




PAROLA DELLA SETTIMANA




Con questa parabola Gesù ci richiama l'irreparabile eternità delle pene dell'inferno. È un discorso duro, ma viene dalle labbra di Gesù. Siamo avvertiti: non possiamo affidarci a una "misericordia" che non trovi corrispettivo nella nostra carità. Finché siamo quaggiù abbiamo tempo per compiere il bene, e in tal modo guadagnarci la felicità eterna: poi sarà troppo tardi. Gesù dà un senso anche alle sofferenze di Lazzaro: le ingiustizie terrene saranno largamente compensate nell'altra vita, l'unica che conta. Abbiamo il dovere di far conoscere a tutti, cominciando dalle persone che amiamo, la logica della giustizia divina: e questa è la forma più squisita della carità. C'è un ribaltamento tra le sorti terrene dei due uomini. Segue un dialogo tra il ricco e Abramo. In mezzo ai tormenti il primo si rivolge al patriarca chiedendogli di mandare Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnargli la lingua. Ma si sente rispondere da Abramo che nella vita, lui ha ricevuto i suoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora Lazzaro è consolato, lui invece è in mezzo ai tormenti. Occorre vivere il presente come l'oggi di Dio, sapendo che ci sarà il giudizio di Dio alla fine dei tempi, nel quale l'Onnipotente ci chiamerà a rendere conto del nostro comportamento e «renderà a ciascuno secondo le sue opere». Ma il ricco insiste, pregando Abramo di inviare Lazzaro ad avvertire i suoi fratelli di cambiare vita, ammonendoli «severamente» su ciò che li attende dopo la morte. Si sente però rispondere che hanno Mosè e i Profeti e devono ascoltarli. Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti. La fede si fonda sull'ascolto della Parola di Dio contenuta nelle Scritture dell'Antico e del Nuovo Testamento. Il ricco è condannato perché indifferente e chiuso agli altri, egoista. Le persone che non amano, non hanno carità, le istituzioni che non sono al servizio dei cittadini e del bene comune, davanti a Dio, sono come inesistenti.

« 1 2 3 (4) 5 6 7 ... 73 »

Dalle Rubriche

Power point

Dalla Galleria foto

ANNUNCIAZIONE: PRIMO MISTERO DELLA GIOIA
ANNUNCIAZIONE: PRIMO MISTERO DELLA GIOIA
RITROVAMENTO DI GESU': QUINTO MISTERO DELLA GIOIA
ALTARE PREPARATO PER IL GIOVEDI' SANTO IN CAPPELLA PRIVATA
GESU' INCORONATO DI SPINE

Cerca nel Sito